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Articoli e recensioni a cura di M.L.appassionato di musica e collaboratore di alcune riviste e webzine musicali italiane
venerdì, 10 ottobre 2008

SIAMO MOLTO TRANQUILLI (?)

SIAMO MOLTO TRANQUILLI (?)

Guardando il grafico possiamo (tranquillamente) riflettere e (altrettanto tranquillamente) iniziare ad allarmarci per la drammatica evoluzione della crisi finanziaria in cui siamo inevitabilmente tutti coinvolti (a parte pochi eletti che hanno portato per tempo i loro capitali nei cosiddetti "paradisi fiscali").

Adesso che non c'è più Mamma America a cui chiedere aiuto, mi domando se ed in che modo i Paesi dell'area Euro vorranno continuare a sobbarcarsi il nostro pesante fardello.

QUALI SONO I NOSTRI VERI CREDITORI? COSA NE FARANNO DI NOI?

  • Rapporto Debito Pubblico/PIL (Fonte Wikipedia)

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giovedì, 18 settembre 2008

ZEITGEIST

Dopo numerosi appelli da parte di amici, conoscenti e chi più ne ha più ne metta, ho deciso di guardarmi il documentario “Zeitgeist”.

Per chi non lo sapesse, si tratta di una produzione indipendente senza fini di lucro, da poco disponibile con sottotitoli in italiano, di cui vi segnalo il seguente link (sempre che funzioni ancora).

 

http://download.luogocomune.net/torrents/Zeitgeist.Remastered.Edition.2007.DVDRip.XviD.ITAsub.avi.torrent

 

Ho sempre avuto una predilezione per i film che fanno riflettere e devo ammettere che Zeitgeist, pur avendo le sue pecche, riesce pienamente nel suo intento.

 

Il documentario è diviso in tre parti che a prima vista potrebbero sembrare sconnesse tra di loro ma che a fine visione si completano come se fossero tre pezzi di uno stesso puzzle.

 

La prima parte affronta la religione e produce tutta una serie di tesi documentate in base alle quali gran parti delle religioni altro non sono che una rielaborazione della venerazione che fin dall’epoca degli antichi egizi si provava per gli eventi naturali ed in particolare per il sole e per gli eventi astrologici che venivano osservati fin dall’antichità. Il messaggio che emerge chiaramente da tutto ciò è che una volta che viene creato un mito da adorare e da osservare ciecamente, questo può diventare un facile e pericoloso strumento di manipolazione delle masse.

 

 

Nella seconda parte si affronta la strage dell’11 settembre, sostenendo la tesi che in realtà non si sia trattato di un attentato da parte dei Talebani, ma che sia stato solo un pretesto manipolato dagli stessi americani per poter spingere l’opinione pubblica a sostenere la guerra in Afghanistan ed in Iran. Il tutto avvalorato da prove documentate e soprattutto dall’esame degli accadimenti che hanno caratterizzato tutta la storia di guerre in cui si sono trovati coinvolti, in prima persona o soprattutto dietro le quinte gli Stati Uniti d’America. Anche stavolta il messaggio appare chiaro: una volta creato un mito da dare in pasto alla gente, avvalorato e sostenuto a gran voce dai mezzi di comunicazione di massa (sui quali svetta la televisione, vera e propria “drug of the nation”) diventa molto facile manipolare l’opinione pubblica ed ottenere il consenso, che risulta fondamentale per intraprendere azioni estreme e che implicano una presa di coscienza collettiva, come quelle di entrare in guerra contro un altro Paese.

Nella terza parte infine si analizzano l’importanza ed il peso che la finanza ha sempre avuto (rigorosamente dietro le quinte) negli accadimenti che hanno sconvolto il mondo negli ultimi anni. Questa è sicuramente la parte più interessante dell’intero documentario e vi posso assicurare che vi farà riflettere molto, sia quando si elencano le varie implicazioni finanziarie che hanno sconvolto i mercati finanziari in questi ultimi anni (tra l'altro stiamo vivendo una situazione simile proprio in questi giorni), sia quando si passano in rassegna le varie implicazioni nel finanziamento delle varie guerre che hanno visto la partecipazione diretta o indiretta degli Stati Uniti d'America, infine quando si giunge alle conclusioni che vi assicuro, per vari motivi sono veramente sconvolgenti. Inutile dire che dietro le righe, e neanche troppo, si può leggere il seguente messaggio: dite una cosa, ripetetela più e più volte attraverso gli altoparlanti affabulatori ed ipnotici dei media e la gente ci crederà, anche se non ha alcun minimo fondamento veritiero (basti pensare al ruolo che hanno in economia le aspettative future in borsa). A quel punto avrete creato il migliore strumento possibile per influenzare le masse e per accrescere in libertà il vostro potere.

 

Consiglio vivamente la visione di questo documentario a chiunque abbia anche una minima scintilla di sete per la verità e brami conoscere notizie differenti dal comune.

Certo, non dico che si debba prendere tutto per oro colato (quando si parla di argomenti settoriali che non si conoscono approfonditamente è sempre facile farsi influenzare dalle altrui idee), ma ritengo che sia sempre utile sentire le voci che provengono dal sottosuolo e che viaggano “controcorrente”, anche solo per per poterne ridere sopra, secondo me è fondamentale conoscere il suono dell'altra campana, sempre e comunque, soprattutto nei tempi in cui stiamo vivendo, di globalizzazione dell'informazione (in questo senso lottiamo per dare linfa vitale alla controinformazione!)

Personalmente questo documentario mi ha fatto riflettere ed ha avvalorato alcune cose che avevo pensato nel silenzio della mia cameretta.

Non mi vergogno a dire che mi sono venuti i brividi quando ho confrontato alcuni elementi tipici della società americana con quello che sta accadendo ed è accaduto in Italia (per fortuna in brutta copia: loro sono quasi alla fine e noi all’inizio, o forse no, ma lo voglio sperare vivamente).

Ho sempre pensato che qualcuno sia fortemente interessato al fatto che il popolo debba essere disinformato, disinteressato a ciò che accade e privo di culturara. Ritengo che l’unica arma che possiamo avere oggi sia quella di riappropiarci lentamente del nostro cervello  e prendere coscienza dello stato (con la esse minuscola) in cui viviamo, e di sicuro le droghe, l’alcool, i videogiochi, il calcio e la televisione non sono gli strumenti migliori per poter lasciare il cervello libero di pensare.

Perciò il mio umile consiglio è: mettere in moto il cervello, pensare, ragionare, cercarsi da soli le informazioni (internet in questo senso è un valido strumento, fino a quando, ci potete giurare, qualcuno troverà un inutile pretesto per limitarla pesantemente), avere cura di se stessi, non avere paura se ci si trova a pensare qualcosa di totalmente diverso dal pensiero massificato; in poche parole avere un alta considerazione di se stessi e dei propri pensieri.

A proposito, qualche anno fa qualcuno disse che il vero potere risiede nella proprietà degli strumenti di comunicazione di massa. Siete sicuri che fosse uno sprovveduto? Vi dice nulla la sigla P2?

M.L.

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mercoledì, 10 settembre 2008

VINCITORI DEL CONCORSO VIDEOMINUTO POPTV 2008

 

VINCITORI DEL CONCORSO VIDEOMINUTO POPTV 2008

La sedicesima edizione del concorso Videominuto PopTv ha ottenuto il suo vincitore: si tratta del video “Come gli Americani” di Alice Schivardi. Menzioni speciali della critica per altri due video: si tratta di  “Regina Irena Radmanovic” di Cosimo Terlizzi e di “Hajdu sound” dell’ungherese Daniel Szöllosi.

Fin qua i meri dati statistici: mi piacerebbe invece addentrarmi in questioni più “succose” e non meno rilevanti. Iniziamo col dire che la maggior parte del pubblico di Videominuto PopTv (la serata iniziale ha visto la presenza di circa un migliaio di persone nella bella cornice dell’anfiteatro del Museo Pecci di Prato) è solitamente rappresentata da amici, parenti o conoscenti degli artisti (o presunti tali) in concorso. I critici d’arte e gli addetti ai lavori rappresentano quindi solo una piccola parte dell’indotto del Festival, che come la quasi totalità dei concorsi artistici non avrebbero alcuna ragione di esistere senza la presenza del pubblico ed il tam-tam generato dall’interesse popolare. Del resto, la stessa decisione di aggiungere la dizione “Pop-Tv” al titolo del concorso non mi pare un elemento di poco conto e tende a rimarcare la forte matrice popolare di questo concorso, in cui è il pubblico che si diverte, vota (e pertanto dovrebbe essere libero di scegliere autonomamente i vincitori), si diverte oppure si annoia di fronte alla visione dei cortometraggi ed è quindi libero di incazzarsi se il video preferito non ottiene il risultato auspicato.

E la questione artistica? Ebbene, sapete tutti quanto sia difficile dare un voto all’arte e quanto sia pregna di elementi e risvolti soggettivi la valutazione dei prodotti artistici: proprio per questo esistono i professionisti della critica e i curatori artistici. In questi casi la regola è sempre la stessa: solitamente tutto ciò che fa spellare le mani agli spettatori viene etichettato come “superficiale” o “commerciale” dalla critica, che dal canto suo preferisce premiare i lavori che ai più molto spesso risultano astrusi o privi di qualsiasi significato (a parte poche eccezioni) e che invece si scoprono pieni di elementi qualitativi e di significati intrinseci.

L’arte sembra così diventare un campo di giochi per pochi eletti, gli unici che riescono ad incunearsi negli oscuri meandri dell’opera d’arte e ad entrare in perfetta sintonia con le sensibili onde cerebrali sprigionate dall’artista. Sono proprio questi eletti, professionisti della valutazione soggettiva, che riescono a delineare in modo chiaro i contorni che delineano quella sottile e fin troppo labile linea che separa l’arte dalla spazzatura. Il discorso sarebbe lungo ed interessante, ma non vorrei stare qui a pormi domande del tipo: “come mai l’arte moderna deve a tutti i costi risultare di difficile comprensione?” (penso che non sarebbe sufficiente un’intera libreria, tra argomenti a favore e contrari).

Sono invece più interessato a soffermarmi qui sui criteri di valutazione che vengono di solito adottati per eleggere il video vincitore. In questa edizione è stato deciso infatti che il video vincitore sarebbe stato scelto sia dalla giuria popolare che dai critici, con parità di peso specifico dei singoli voti, dando a mio parere un importanza smodata al parere della critica.

A mio parere sarebbe infatti opportuno che i voti necessari ad eleggere il video vincitore fossero espressi totalmente dalla giuria popolare e questo per alcuni motivi, alcuni dei quali mi paiono non del tutto irrilevanti:

 

  1. Innanzitutto la giuria dei critici ha già espresso la propria opinione precedentemente in sede di valutazione dei cortometraggi spediti, vagliando le ambizioni artistiche dei singoli partecipanti e scegliendo di fatto i video che avrebbero dovuto partecipare alla serata finale del concorso.
  2. Esistono le Menzioni speciali, premi creati ad hoc per la giuria “di qualità”, con cui i professionisti dell’arte possono sciorinare le proprie competenze professionali senza alcun tipo di limitazione.
  3. Mi pare opportuno che un concorso come questo abbia il diritto di rivendicare la propria matrice popolare (in fondo è il pubblico che paga, che poi parla del Festival, generando quel tam-tam necessario a creare i cosiddetti centri di interesse, soprattutto di natura economica, in grado di alimentare attenzione e curiosità attorno al festival. Mi pare infatti che l’unico modo di conservare una nicchia di pubblico sia quello di farlo sentire partecipe: quale miglior modo se non quello di far decidere proprio a loro il vincitore?
  4. Quello di rendere partecipe il popolo alle votazioni (se fatto in maniera giusta ed intelligiente) è sicuramente il metodo più trasparente di prendere le decisioni: così facendo si darebbe una bella spallata a certi giochetti di potere che molto spesso si alimentano nell’oscurità di certe stanze: potremmo per un attimo chiudere gli occhi e far finta che a vincere sia il più bravo e non quello che alle spalle ha preso una “spintarella” più forte degli altri?

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martedì, 10 giugno 2008

Videominuto 2008

XVI edizione

6-13 settembre 2008

Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato

 

 

 

 

APERTO IL BANDO DI CONCORSO "1.000 EURO X 1 MINUTO"

 

L'emittente radiofonica Controradio, l'associazione culturale GRAV e il Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci, in collaborazione con Provincia di Prato e Comune di Prato e l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, indicono la selezione 2008 di video-opere della lunghezza massima di un minuto, titoli compresi. La selezione e' aperta a opere di soggetto originale, sintetiche, veloci, di forma e linguaggio totalmente liberi e non sottoposti a censura.

                       

ATTENZIONE: Le opere devono PERVENIRE ENTRO venerdi' 20 giugno 2008

 

Per maggiori informazioni riguardo il festival, il concorso e l'iscrizione consultare il sito:

www.videominuto.it/home.php?page=partecipa&toc=32

 

 

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NUOVO PREMIO: UN VIDEOMINUTO PER PRATO

 

Una novita' di quest'anno all'interno del concorso "1.000 EURO X 1 Minuto"  e' l'assegnazione di un secondo premio, destinato al videomaker che meglio avra' interpretato luogo e la sua realta'.

Al vincitore di questa sezione, verra' data la possibilita' di una residenza a Prato, dove realizzera' un video di un minuto dedicato alla citta'. Il video, la cui produzione e' parte del premio, sara' presentato al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci e diverra' per un anno un video di promozione della citta' di Prato.

 

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VIDEOMINUTO 2008 DURERA' DI PIU'

 

Videominuto quest'anno iniziera' sabato 6 settembre e chiudera' le porte sabato 13 settembre.

Questa nuova edizione del Festival occupera' per un'intera settimana gli spazi del Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci l'Arte a Prato con rassegne internazionali, installazioni, workshop e performance audio video. Il Festival aprira' con una serata dedicata ai video finalisti del concorso "1.000 EURO X 1 Minuto" alla quale seguira' una settimana di proiezioni ed eventi speciali.

L'intero programma del Festival, con tutte le sue sezioni e gli appuntamenti internazionali, sara' on line sul sito www.videominuto.it dal mese di luglio 2008.

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lunedì, 09 giugno 2008

E' nato il progetto Bus Rock: un servizio di autobus che consentirà di raggiungere le città italiane ed europee teatro di eventi musicali, con partenza da ogni parte d' Italia.

 

Il progetto nasce dalla collaborazione tra Alternatizine.com, web-zine musicale nata a Cagliari attiva ormai da quasi 10 anni ed i I Viaggi di Litta Vigevano, agenzia di viaggio e tour organizer, filiale del gruppo “ I viaggi  di Litta” con sede a Cagliari.

I diretti interessati lo descrivono così:

 

"Il progetto Bus rock, è un progetto molto ambizioso in cui noi crediamo fermamente che unisce due realtà impreditoriali di regioni diverse, ovvero la Sardegna e la Lombardia.

 

Abbiamo 6 buoni motivi che ci spingono a credere fermamente in questo progetto:

 

IL PREZZO: COSTA MENO DEL TRENO O DI VIAGGIO IN AUTO.

 

ECOLOGICO: MENO MACCHINE SULLE STRADE.

 

SICUREZZA: AUTOBUS GT CON ARIA CONDIZIONATA.PIENO RISPETTO DI TUTTE LE NORME DI SICUREZZA. NELLE TRATTE SUPERIORI ALLE 9 ORE UTILIZZO DI 2 AUTISTI.SOSTE VENGONO EFFETTUATE ALMENO OGNI 4 ORE.

 

GARANZIA:ASSICURAZIONE MEDICO BAGAGLIO. I BAGAGLI VIAGGIANO SICURI. SIAMO IN POSSESSO DI TUTTE LE LICENZE PER POTER OPERARE NEL SETTORE TURISMO. I MINORENNI (16-17) POSSONO SALIRE A BORDO SOLO CON AUTORIZZAZIONE SCRITTA DEI GENITORI.

 

LIBERTA': POTETE GODERVI IL CONCERTO SENZA IL RISCHIO DI RITIRO PATENTE.

SU BUS ROCK LE GENERAZIONI SI INCONTRANO, SCAMBIANO ESPERIENZE, INTRECCIANO AMICIZIE. IN AUTOBUS SI VIAGGIA INSIEME.

 

COMODITA': SU MOLTI EVENTI GARANTIAMO IL BIGLIETTO. I NOSTRI AUTOBUS VI PORTERANNO SINO AL LUOGO DELL' EVENTO E VI RIPORTERANNO A CASA.

 

Ci auguriamo, che molti produttori di eventi, vogliano utilizzare il nostro servizio, per rendere più semplice e sicuro il fenomeno degli spostamenti per assistere agli eventi, che purtroppo soprattutto il fine settimana, a causa di una serie di coincidenze causa decine di vittime sulle strade.

 

Il servizio di Bus rock, ha selezionato solo i migliori fornitori di bus che garantiscono il rispetto di tutte le norme sia di sicurezza che il rispetto delle norme sul lavoro.

 

Inoltre, grazie alla collaborazione con VivaTicket e Bookingshow, noti servizi di vendita biglietti, garantiamo i biglietti per i maggiori eventi italiani ed europei.

 

Bus rock garantisce, compresa nel prezzo, una assicurazione complementare, che copre qualsiasi evento dovesse verificarsi, grazie alle collaborazione con Globy (marchio Mondial Assistance).

 

Tutti gli utenti potranno prenotare il servizio attraverso il sito dedicato www.busrock.com o rivolgersi al centro prenotazioni dal LUN al VEN dalle 11.00 alle 20.00 al numero 0381 091542.

 

I primi bus rock in programma riguarderanno: Madonna a Roma con partenza da Milano, SKA -.P con partenze dal centro-sud ed i concerti di Ligabue, Gianna Nannini e Max Pezzali a Cagliari con partenza da Sassari".

 

 

 

Se tutto questo non vi fosse bastato e volete maggiori informazioni, eccovi alcuni link utili:

 

 

www.myspace.com/alternatizine

 

www.iviaggidilittavigevano.com

 

www.alternatizine.com

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giovedì, 05 giugno 2008

Polarys Management

Campi di mais…peis

 

 

Con la compilation “Campi di mais…peis” l’agenzia Polarys prova ad uscire dai soliti schemi della discografia, tentando di far uscire alla ribalta alcuni artisti italiani presenti con i loro lavori nelle pagine web di MySpace.

Per chi ancora non lo sapesse MySpace è il più grande portale artistico del mondo e rappresenta un infinito contenitore di creatività, tramite il quale chiunque può aprire gratuitamente e senza troppa difficoltà una propria pagina web, arricchendola con i propri lavori musicali ed artistici.

Oltre ad essere un immenso archivio musicale, il portale MySpace rappresenta un innovativo network su scala mondiale, in grado di abbattere le distanze, favorendo la creazione di comunità artistiche virtuali e andando a promuovere i lavori di molti musicisti che senza questa straordinaria opportunità gratuita non avrebbero mai ottenuto la possibilità di farsi conoscere.

Purtroppo, come tutte le innovazioni, col passare degli anni anche MySpace si è inflazionato ed oggi risulterebbe impensabile per un ignaro ascoltatore riuscire a scovare giovani talenti nascosti senza staccarsi dal computer per un’intera giornata.

E’ in questa ottica che diventa interessante l’idea dell’agenzia Polarys: andare a frugare tra la miriade di proposte presenti sul web, ricercando giovani artisti italiani muniti di grande convinzione nei propri mezzi e capaci di autoprodursi, nonchè mettersi in gioco senza alcun timore.

Risulterebbe inutile descrivere le singole canzoni proposte, basti sapere che si tratta di musica italiana sincera e genuina, scritta e cantata con il cuore.

In un contesto discografico caratterizzato da una forte crisi nelle vendite, farcito di spintarelle al momento giusto e pubblicizzato da incursioni televisive simil-vere sulla scia di X-Factor, riteniamo giusto sposare il progetto dell’agenzia Polarys e sperare che “Campi di mais..peis” possa ottenere il suo meritato seguito. 

M.L.

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lunedì, 07 aprile 2008

Musetta

Mice to meet you!

 

 

I Musetta sono un duo milanese in cui convergono l’estro elettronico di Matteo Curcio e la suadente voce di Marinella Mastrosimone, artefici di un progetto artistico a tutto tondo che coinvolge abilmente suoni, testi, immagini e video.

Si parte da un logo accattivante, raffigurante un vispo musetto di gatta e si prosegue con un packaging ed un artwork molto curati sia nella confezione che nel libretto dei testi. Da considerare anche la bellezza dell’intreccio tra parole ed immagini e l’importanza di possedere una pagina myspace molto curata e sempre aggiornata.

I Musetta amano accompagnare la loro musica con notevoli video, molto evocativi e con chiari riferimenti cinematografici, che riescono a donare quel tocco artistico in più ad ogni singolo pezzo.

La cura maniacale per i dettagli è una caratteristica che si riflette anche nei suoni di “Mice to meet you!”, dodici tracce in cui si sente forte l’odore del jazz e la passione per le sonorità “old-fashioned”.

Qui il tutto viene filtrato e riletto in chiave elettronica, grazie al sapiente uso di samples ed effetti di vario tipo ottimamente arrangiati e mischiati a strumenti “veri”. Da segnalare quanto la vena musicale dei Musetta venga notevolmente valorizzata dalle grandi qualità della vocalist Marinella Mastrosimone.

Anche la varietà musicale dei singoli pezzi è molto interessante: si passa dalle atmosfere vellutate ed oniriche di “Another Glimpse of Sun” a piacevoli momenti elettro-pop, come in “Red Star” e nella notevole “Peace and Melody”, senza tralasciare episodi più notturni ed a tratti inquietanti come “Some Thoughts are Hard to Die”. Piacevole la  raffinatezza di “The Days of Roses”, da apprezzare la soffusa spirale di “We Will Fade Out” e per uscire dagli schemi c’è anche lo  scherzo in salsa cha-cha-cha di “Underneath the Mango Tree”.

Il disco risulta nel complesso gradevole e vario, anche se bisogna sottolineare che la perfezione formale delle singole composizioni non sempre viene accompagnata da un’impronta stilistica personale ed incisiva.

I Musetta per ora sono riusciti nella non facile impresa di costruirsi un’immagine di sicuro impatto: nel momento in cui riusciranno a perfezionare un sound personale e caratteristico, allora  ci troveremo di fronte ad un una sicura rivelazione.

 

 

M.L. 

 
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giovedì, 03 aprile 2008

Biscazulù

I Tre Terroni

 

 

Dopo le pluriennali esaltanti esperienze con Bisca e 99 Posse, vere e proprie istituzioni della scena musicale alternativa napoletana, Luca Persico (O’Zulù), Sergio Maglietta (Serio) ed Elio Manzo (100gr.) decidono di riunirsi nel progetto Biscazulù e danno vita al lavoro intitolato “I Tre Terroni”.

Fin dal titolo e dall’immagine della copertina, evidente  parodia ai  Tre Tenori, si capisce che la rabbia tanto cara sia a Bisca che ai 99 Posse, si è notevolmente affievolita ed è stata sostituita da manciate di ironia che si trovano sparse a piene mani in molti episodi di questo lavoro. Le singole canzoni risultano così spogliate della loro dote principale, caratteristica che ha reso unici ed originali gruppi come Bisca e 99 Posse, veri paladini della “parola urlata dal basso”, capaci di gridare la loro cultura antagonistica ed i loro attacchi frontali alla politica ed alla società italiana per più di un ventennio.

Certo, non è tutto da buttare: Luca Persico conferma a pieno titolo le sue grandi doti di “paroliere”  ed a tratti è ancora credibile, come nella intensa rivendicazione sociale di  “Chi è sfruttato” e in “I Moderati”, fedele ricostruzione/distruzione dei protagonisti della classe politica a noi contemporanea, mentre Sergio Maglietta conferma la sua classe nella riflessiva e malinconica “Almeno parte”, a mio avviso il pezzo più riuscito dell’intero disco.

Si tratta però di eccezioni in un lavoro nel complesso “piatto”, che pecca di eccessiva “leggerezza”, anche se bisogna ammettere che pezzi come “La mano di Dio”, vero e proprio inno a Diego Armando Maratona,  e come “Chavez”, pur non brillando per originalità dei contenuti, riescono ancora a  divertire e a far  ballare.

Se l’intenzione era quella di fare un disco ascoltabile e divertente, l’obiettivo è stato raggiunto, ma i connotati che hanno caratterizzato per anni l’espressione artistica e l’esplosione di gruppi come Bisca e 99 Posse sono lontani anni luce, purtroppo.

M.L.

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giovedì, 03 aprile 2008

Diego Mancino

“L’Evidenza”

 

 

Con il suo secondo disco il cantautore milanese Diego Mancino si pone un obiettivo non da poco: rivoluzionare la canzone italiana. La sua non è tanto una ricerca musicale quanto spirituale, volta alla costruzione di un linguaggio simbolico che possa ribaltare la visione del quotidiano, spogliandolo del materialismo e ponendo in primo piano la questione sentimentale. E’ proprio questo concetto, senza il quale non si riuscirà mai ad apprezzare fino in fondo “L’Evidenza”, a rendere affascinante ed unico questo suo secondo lavoro solista.

Non a caso il cantautore milanese è stato definito da molti critici “la nuova via per il cantautorato moderno”, una sorta di ibrido ottenuto prendendo come punto di riferimento la canzone d’autore italiana degli anni’70 (Luigi Tenco su tutti) che viene qui rielaborata con gli arrangiamenti e l’aggressività tipici del rock e l’anima pulsante della “black music”.

Il tutto è reso più interessante da testi poetici ed altamente simbolici che hanno come “concept” la ricerca di una rivoluzione spirituale che riesca a far percepire l’importanza dell’amore, dei sentimenti e della poesia nella vita dell’uomo, suggerendo così una visione diversa della quotidianità.

Musicalmente va detto che tutte le dodici canzoni presentano arrangiamenti di grande valore, su cui sempre si eleva la particolare timbrica vocale di Diego Mancino, che da alcuni è stato definito una sorta di via di mezzo tra Manuel Agnelli e Fausto Leali.

Tra le canzoni più belle spicca l’iniziale “Tutte le distanze”, primo singolo estratto dall’album, pianoforte e batteria, con la splendida voce a farla da padrone in un crescendo di grande intensità emotiva. La successiva “Le cose inutili” è una perla di rara bellezza, in cui si rievoca tutta la classe della canzone d’autore italiana anni’70: è forse ciò che sarebbe successo se Gino Paoli si fosse imbattuto nella “musica nera”.

E mentre il ritornello di “L’evidenza sta crollando” si stampa fisso nella memoria, la componente nera, che evidentemente scorre  a pieno ritmo nelle vene di Diego Mancino, si rivela nel suo intero fascino in “Satellite”. Menzione particolare anche per l’interpretazione vocale da brividi in “La prima volta”, per le atmosfere eteree e malinconiche di “Milano e l’impossibile” e per la splendente e sensuale “A parte te”, impreziosita da un arrangiamento musicale di grande classe.

Se questa è la strada che dovrebbe prendere il cantautorato italiano, ben venga e senza troppa attesa!

 

M.L. 

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martedì, 25 marzo 2008

Gonzo48k

Hi-Fi Lovers

 

 

Gonzo 48k è un progetto elettropop in cui convergono le esperienze musicali di Luca Marrocco e Simone Pizzardo, che grazie alla giovane ed interessante etichetta Pippola Music, hanno confezionato questo “Hi-Fi Lovers”, composto da dieci notevoli tracce.

La cosa che colpisce subito di “Hi-Fi Lovers” è la perfetta qualità e nitidezza dei suoni, frutto di una produzione musicale di altissimo livello: ascoltando il disco “a scatola chiusa” si potrebbe benissimo pensare ad un prodotto di una major internazionale del settore.

Le coordinate musicali attorno a cui gravitano i suoni di questo sorprendente prodotto italiano fanno riferimento ad un’elettronica dichiaratamente pop, anche se non mancano riferimenti indie acustici, con un’amara ed intensa malinconia di fondo che pervade l’intero lavoro e riesce a  liberare le singole canzoni da quella leggerezza tipica di certi suoni “easy listening”.

Sarebbe troppo facile  paragonare i Gonzo48k agli Air e, sebbene qualche chiaro riferimento porti immediatamente ai lavori del famoso duo francese, bisogna dire che, ascoltando queste dieci ballate elettropop cantate in inglese, i Gonzo48k non mancano certo di classe e personalità.

C’è spazio anche per due possibili hit: come non lasciarsi ammaliare dall’avvolgente potenza di “Blonde Girl” e dalla malinconica energia di “Stars Underground”, episodi superlativi che alzano notevolmente la qualità di questo sorprendente lavoro.

Dieci canzoni delicate, se vogliamo leggere ma sostanziose allo stesso tempo, che paradossalmente potrebbero dare maggiore soddisfazione e lustro all’estero che non nei confini nazionali: da esportare immediatamente!

M.L.

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martedì, 25 marzo 2008

BELLITAMBURI

Danza e ridanza

 

 

 

Danza e ridanza è l’esordio discografico dei Bellitamburi, ensemble capeggiata da Antonio Bruno e nata nel 1997 a seguito della lunga esperienza live a Potenza, a Firenze e nel napoletano ed impreziosita dalla collaborazione  con importanti musicisti della scena italiana da cui è scaturito uno stile musicale fortemente personale ed innovativo.

Il gruppo ha sicuramente tratto notevoli benefici dall’incontro con musicisti appartenenti a culture e stili musicali differenti tra loro, infatti i suoni che vengono proposti nelle undici canzoni che compongono questo lavoro  non sono facilmente catalogabili come musica popolare propriamente “tradizionale”.

Certo, si parte da scansioni ritmiche tradizionali (tarantelle, pizziche tarantate e ballate) ma l’elemento caratteristico dei Bellitamburi sta nella capacità di sfruttare ed accentuare queste basi rendendole ossessive ed ipnotiche, arricchendole con sonorità varie e dalla timbrica particolare e lasciandole accompagnare da testi istintivi dotati di una grande spontaneità.

Per una volta infatti sono i testi che accompagnano la musica e si lasciano trascinare dalle note, anche se va detto che le parole non rimangono in secondo piano: ogni canzone riesce infatti a rievocare immagini che rimandano alla terra che brucia arsa dal sole, agli usi e costumi del Sud Italia e si sentono forti anche gli odori delle culture arabe e saracene, musicali e non solo.

Il carattere innovativo di questo particolare modo di fare musica è accentuato dal fatto che i Bellitamburi usano strumenti autocostruiti (soprattutto per la sezione ritmica) da cui riescono a ricavare suoni particolari e caratteristici che ad un primo ascolto possono anche spiazzare l’ascoltatore ma successivamente coinvolgono e donano quel pizzico di originalità ad ogni singola canzone.

Veramente un esordio innovativo per un gruppo che dimostra di saper maneggiare con maestria le basi della musica popolare, modellando a proprio piacimento e con stile personale l’elemento musicale ed arricchendo con originalità la matrice etnico-culturale, che in fondo rappresenta la vera essenza della musica dei popoli.

M.L.

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martedì, 25 marzo 2008

ANNIE HALL

Cloud Cuckoo Land

 

La definizione “folk rural pop” ben si addice alla musica proposta dagli Annie Hall, quartetto bresciano che ha preso in prestito il proprio nome da un celebre film di Woody Allen.

Dopo qualche anno di gavetta e molte buone impressioni destate negli addetti ai lavori, gli Annie Hall arrivano così al loro primo LP, “Cloud Cuckoo Land”sotto l’attenta produzione di Pippola Music.

Il lavoro, composto da nove canzoni interamente cantate in inglese, sa mescolare abilmente le delicate atmosfere pop degli anni sessanta con venature folck rock e cantautorali, il tutto intriso di una dolce malinconia di fondo.

Si parte con “Ghost Legs”, primo singolo estratto, timida cavalcata folk impreziosita dai virtuosismi del banjo e da un basso pulsante che sa farsi sentire bene quando vuole.

“Open 24 Hours” invece è una bella ballata acustica, in cui dolcezza e malinconia si prendono per mano e ci tengono compagnia per un viaggio in un deserto silenzioso.

La parola che meglio descrive l’ascolto della successiva “Mushrooms” è “relax”, mentre la riuscitissima “Hugs & Kisses”, con i suoi malinconici arpeggi, ci fa staccare per un attimo dalla realtà e ci conduce in un dolce sogno pieno zeppo di nuvole di zucchero filato.

“Uncle Pig”, titolo dalla divertente traduzione, è la canzone che rappresenta l’essenza indie-pop degli Annie Hall: il ritmo qui si alza in un crescendo molto intrigante, tra tastiere impazzite e rullanti che imperversano.

Molto riuscite anche “Gone for good”, a mio avviso il picco massimo dell’intero lavoro, perla folck rock dal finale in crescendo e “The lost wallet”, delicata pop song, amara quanto basta.

Si prosegue poi con “Little Room”, che ci regala un finale di gran classe, canzone tutta da fischiettare distesi su un divano e la conclusiva “Another Age”, degna conclusione di un lavoro notevole sia nei suoni che nella produzione, perfetto nel suo genere, a cui si può imputare solo una certa leggerezza strutturale.

M.L.

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martedì, 25 marzo 2008

ALE

Dieci canzoni quasi finite

 

 

 

Alessandro Bazzana (in arte aLe) ha sfornato un disco d’esordio di tutto rispetto e di grande intensità emotiva.

Le sue dieci canzoni, oltre ad essere molto sofferte e sicuramente ben definite (in contraddizione col titolo del disco), ci descrivono un cantautore che pur essendo al primo disco sembra avere già trovato la maturità dei grandi, abile a disegnare con pazienza sottili  trame di una ragnatela in cui l’ignaro ascoltatore prima o poi rimane impigliato e, ascolto dopo ascolto, difficilmente riesce a staccarsene.

Il cantautore milanese regala emozioni canzone dopo canzone, anche grazie alla sua voce sussurrata e malinconica che ben si combina con l’intensità e la dolcezza degli arrangiamenti di tutti gli episodi di questo disco, che a mio avviso si eleva qualche spanna sopra la media di tutta la musica indipendente prodotta in Italia in questo momento.

Gli episodi più alti rimangono “La santa lotteria”, con il suo incedere sincopato ed un finale tutto in crescendo e “Lo show” che fa riflettere su quanto siano indegni e di scarso profilo alcuni, se non tutti i programmi televisivi nazionali. Di grande intensità anche “Non mi sento qui”, a tratti carezzevole nella sua malinconia e “Canzone 6”, sognante e con aperture melodiche di grande effetto. Si conclude con “Titoli di coda” , autunnale sia nel testo che nel suo decadente incedere, degna conclusione di un lavoro sofferto e di notevole spessore, scritto e cantato da Alessandro Bazzana, al quale auguro di continuare su questa strada.

Particolarmente divertenti i lunghi ringraziamenti finali soprattutto per l’aneddoto dei peluche e nota di merito all’etichetta CNI, abile nello scovare giovani talenti a giro per l’Italia.

E’ proprio vero che quando le cose si fanno con passione riescono meglio: questo disco ne è l’esempio, trasuda passione e buoni sentimenti dall’inizio alla fine. 

M.L. 

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martedì, 25 marzo 2008

THE CALORIFER IS VERY HOT

Marzipan in Zurich

 

 

The Calorifer is very Hot è un progetto che ruota attorno alla figura del giovane e talentuoso Nicola Donà, al suo album d’esordio per My Honey Records.

Marzipan in Zurich si compone di nove tracce in puro stile lo-fi, stralunate e non catalogabili in un genere musicale vero e proprio: qui la melodia pop a tratti dialoga con il country, dando vita a svagate cantilene quasi svogliate, ma appena si volta l’angolo si viene investiti da una cassa a quattro quarti e da potenti ritmi elettronici, il tutto condito con qualche goccia di sperimentazione sonora e  con l’ulteriore aggiunta di malinconiche ballate folck.

Insomma, un gustoso calderone di influenze musicali tenute insieme dall’estro musicale di Nicola Donà, che “sbriga la pratica” in poco più di venti minuti, dimostrando di avere talento, anche se forse non del tutto messo a fuoco.

Si parte così col country stralunato e quasi svogliato di “Orange is a ba-ball”, per poi cambiare improvvisamente rotta ed imbattersi nel melodioso tappeto sintetico di “Slowmotion dream”,  primo singolo estratto dall’album, su cui si dipana una ipnotica cantilena folk.

C’è anche spazio per un corposo riff in stile indiepop, colonna portante di “Take care go home”, in cui tornano alla memoria alcune belle cose dei Pavement e per l’estro musicale di “Smelling candles” dove l’incedere dei Calorifer si fa quasi psichedelico, sfociando in melodici cori distorti.

In “Outside is cold for us” c’è anche spazio per un’ospite: Paolo Torreggiani, che aggiunge a questo lavoro quell’irresistibile ritmo tipico dei “My Awesome Mixtape”, con l’aggiunta di disturbi melodici imbastiti ad arte .

Irresistibili sono anche gli accordi acustici di “Wocko” su cui risalta la malinconica voce quasi svogliata di Nicola Donà, per poi proseguire con l’incasinato cazzeggio in salsa indiepop di “Panda loser”, che dal vivo mieterà sicuramente molte vittime. Si conclude con il ritmo narcolettico di“Cats day afternoon”, caratterizzato dall’uso di organetti e tastierine giocattolo che aggiungono quel tocco di geniale sperimentazione e, nei contorni di un lavoro talmente vario e a tratti geniale, di sicuro non guasta.

M.L.

postato da: CIHO alle ore 14:41 | link | commenti | commenti
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martedì, 25 marzo 2008

ULTIMAVERA

Dimore EP

  

Con questo Ep ottimamente autoprodotto in uscita per CinicoDisincanto, gli Ultimavera si affacciano sui confini nazionali proponendo cinque canzoni molto curate e sicuramente ben suonate. L’elemento caratteristico degli Ultimavera è l’elevata capacità di giocare con le parole, dando vita a testi mai banali e di rapida “commestibilità”, che ben si amalgamano con la miscela rock-cantautorale da loro proposta. Le canzoni fluiscono schiette, sembrano quasi cartoline illustrate, fotografie di particolari situazioni o di caratteristiche realtà paesane  tanto care alla società italiana.

Si parte con la grintosa e adrenalinica “Francesco Saffa”, che inscena un simpatico siparietto tra due ex-compagni di scuola che si incontrano dopo molto tempo e certo non si nascondono i reciproci rancori repressi. Rock ed energia sono componenti che caratterizzano anche la successiva “Santodromo”, con un ritornello immediatamente cantabile e di sicuro appeal. La canzone di maggiore impatto è a mio avviso la successiva “Pornocrazia”, impreziosita da un riff adrenalinico e da suggestioni indie-rock che nulla tolgono alle parole, che come al solito scorrono fluide e affilate come lame di un rasoio. Stesso discorso vale per “Lunazioni”, che ben riesce a rendere musicabile un testo onirico, che sembra quasi uscito da un capitolo di Alice nel Paese delle Meraviglie. Si prosegue con “Stretto da Messina” canzone malinconica e a tratti personale, degna chiusura di questo EP che ci consegna una bella novità in cerca però di conferme sulla lunga distanza.

M.L.

postato da: CIHO alle ore 14:36 | link | commenti | commenti
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martedì, 25 marzo 2008

COMPILATION 2007

Liberi di suonare (Cinico Disincanto)

  

Si tratta di una compilation con cui l’interessante etichetta romana Cinico Disincanto ci presenta alcuni tra i migliori artisti da loro prodotti.

Si parte con “Quel che accade”, frizzante traccia rock dei Cappello a Cilindro che, tra riff azzeccati e un crescendo adrenalinico, affrontano il tema di un amore decisamente non andato a buon fine.

Veramente bravi i Marcosbanda, qui presenti con la title-track del loro recente disco, “Il nome dei Pomodori”, lavoro capace di raggiungere in breve tempo numerosi consensi positivi, dagli addetti ai lavori e non solo.

Una piacevole sorpresa sono anche gli Ultimavera, che con la grintosa e adrenalinica “Francesco Saffa” ci raccontano le divertenti vicissitudini di due ex-compagni di scuola che si incontrano dopo molto tempo, dando vita ad un simpatico siparietto.

Si prosegue con la scanzonata “Domani” dei Tecnosospiri, autori di un pop-rock energico e molto orecchiabile e con “Quel po’di logica” dei Chiazzetta, che si muovono su coordinate musicali non distanti dal gruppo precedente, si divertono e ci fanno divertire.

Molto interessante “Banditi”, proposta dai Jacinto Canek, che parte come una traccia metal, ma poi risente di influenze varie, a tratti raggamuffin, a tratti travolgenti, soprattutto nei cori del refrain.

Si termina con il folck rock dei Pura Utopia, che con l’omonima canzone ci fanno riflettere sulle inutili distinzioni che troppo spesso ci dividono, causando ingiustificate reazioni di odio tra i popoli.

In definitiva una compilation azzeccata, molto varia, con cui la Cinico Disincanto ci dimostra ancora una volta che in Italia esistono gruppi molto preparati e pronti a “decollare”: basta crederci, investire un po’ di tempo e di buona volontà e…incrociare le dita!

 

M.L.

postato da: CIHO alle ore 14:31 | link | commenti | commenti
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martedì, 25 marzo 2008

Littlebrown and Pentolino

Ziu Zau

 

 

 

Si tratta di uno split album in cui i due Paolo Moretti (curiosa la storia della loro omonimia e del loro “casuale” incontro su internet, da cui è nata l’idea di creare questo disco) si spartiscono 5 canzoni a testa, più la title track, eseguita congiuntamente in differita telefonica, quasi a voler trovare un ideale punto di incontro tra l’intelligente creatività di Pentolino da Firenze e la stravaganza di Littlebrown da Treviso, rispettive città di residenza dei due musicisti.

Originale e divertente la grafica, che raffigura in copertina i ritratti “schizoidi” eseguiti dagli stessi musicisti ed all’interno una serie di divertenti “mostriciattoli”, partoriti da menti sicuramente non banali ma piene di idee (e neanche troppo normali!).

Quello che più mi piace di questo disco sono proprio le idee: musica, grafica e libretto interno danno l’impressione che non si tratti di un progetto nato dal caso ma che il tutto sia iniziato dalla precisa volontà di proporre qualcosa di diverso ed innovativo, e tutto ciò a mio modesto avviso merita un grosso plauso.

Le coordinate musicali spaziano tra folk low-fi, spruzzate di grunge acustico e ventate di follia allo stato puro. Se l’obiettivo era quello di sfornare un prodotto nuovo, fresco e diverso dalle altre uscite discografiche, ebbene i nostri hanno centrato il bersaglio in pieno.

Tutte le canzoni, pur essendo scarne e quasi prive di un qualsiasi arrangiamento, riescono a colpire per originalità e creatività e soprattutto hanno quella dote particolare di rimanere ben “scolpite” nel cervello: una volta ascoltate entrano rapidamente in “circolo”e poi difficilmente se ne fa a meno.

Menzione particolare per “Making a mess”, deliziosa e strafottente folk song: da quando l’ho ascoltata per la prima volta non riesco più a guardare il mio stereo con gli occhi di una volta!

Pentolino e Littlebrown, strampalati e creativi menestrelli del rock, hanno tirato fuori dal cilindro un oggetto fuori dal comune e ci invitano ad entrarci dentro per poi perderci nei meandri della loro divertente e sana follia.

M.L.

postato da: CIHO alle ore 14:27 | link | commenti | commenti
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martedì, 25 marzo 2008

MARCOSBANDA

Il nome dei pomodori

 

 

 

 

Che bella sorpresa i Marcosbanda!Ne avevo già sentito parlare bene, e dopo aver ascoltato attentamente questo loro primo lavoro, mi sento di confermare appieno i complimenti che piovono da più parti su questo gruppo composto da validi musicisti, “capeggiati” dal songwriter Marco Panetta.

Sono proprio i testi scritti interamente in italiano che con incredibile semplicità raccontano storie usando un linguaggio tutt’altro che banale ma perfettamente comprensibile e musicabile, a rappresentare il punto di forza dei Marcosbanda.

Finalmente qualcuno che rifugge dal noioso e sterile cantautorato italiano stile “amore-sole-mare” e ci prende per mano, toccando temi surreali (Il nome dei pomodori), parlando di speranze poetiche e forse utopiche (Sarebbe ora), raccontando storie divertenti (Dragau), ironiche (Ginoggino), riflessive (La coperta), teatrali (La vecchia Balilla) e a volte tremendamente romantiche (Se Veronica Sorride).

Un disco vario, ironico ed intelligente, fatto di canzoni vere, scritte con grande maestria e musicate altrettanto bene con un azzeccato mix di swing, jazz, bossa e cantautorato rock.

Il disco si chiude con un’azzeccata rilettura in stile pop-jazz di La Tartaruga, splendido omaggio a  Bruno Lauzi, per me una della più belle novelle mai scritte e cantate, dedicata a tutti i bambini del mondo e non solo, per chiudere gli occhi e riscoprire anche solo per un attimo, il gusto di “andare piano”. Non abbiate timore, è un gioco che si può fare e con grande soddisfazione, anche in un mondo come il nostro, sempre più popolato da schegge impazzite senza una meta.

M.L.

postato da: CIHO alle ore 14:23 | link | commenti | commenti
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martedì, 25 marzo 2008

Giuliano Dottori

Lucida

 

Con questo lavoro solista, ottimamente prodotto e confezionato dall’etichetta lombarda Ilrenonsidiverte, Giuliano Dottori ci propone una manciata di buone canzoni d’autore, basandosi su un songwriting piuttosto classico di matrice americana e con testi interamente in italiano.

Sono proprio i testi, molto introspettivi e ben curati, a rivelare la matrice poetica e malinconia di Giuliano Dottori, che riesce a tradurli in musica avvalendosi del lavoro e del talento di svariati musicisti, tra i quali Pasquale De Fina, Luca Saporiti, Marco Ferrara, Mauro Florean, Nicola Zuccalà, Marco Radaelli, Elena Colella e Daniele Tenca.

Come già detto il lavoro si presenta molto ben curato ed arrangiato con alcuni episodi veramente piacevoli, tra cui “Rancori e Segreti”, piccola perla malinconica e struggente, in cui mi è parso di percepire reminescenze lontane di Nick Drake, “Ogni giorno” dove un testo a tratti poetico viene tradotto in musica con atmosfere ricercate e piacevolmente rilassanti, “Alibi”, dolce ninna nanna acustica condita da un trio d’archi molto classico e “Nel cuore del vulcano”, costruita su di un testo molto diretto ed arricchita da atmosfere sognanti e carezzevoli.

Giuliano Dottori in questo disco dimostra non solo di saper costruire belle canzoni ma soprattutto di avere talento nella scrittura dei testi (“Lucida”, non a caso title track del diso, ne è un perfetto esempio), tutti molto malinconici ed introspettivi.

Proprio questo a mio avviso può essere il limite di questo lavoro, che a lungo andare risulta essere un po’troppo “quieto” e “monocorde”, forse non troppo adatto ad essere ascoltato e riascoltato più volte.

Ad ogni modo mi sento di esprimere un giudizio positivo sull’opera di questo nuovo artista italiano, sperando che nei prossimi lavori possa essere in grado di perfezionare il suo talento, già emerso in questo “Lucida”, avendo magari il coraggio di accantonare un po’di malinconia e proporre anche qualche episodio più ritmico, giusto per evitare la “monotematicità”, nota dolente di questo bel disco.

M.L.

postato da: CIHO alle ore 14:19 | link | commenti (1) | commenti (1)
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martedì, 25 marzo 2008

Nordgarden

A brighter kind of blue

 

Cos’è il talento? E’solo quella caratteristica che distingue un buon musicista da un vero artista?

Non del tutto: il talento è quella dote innata che permette di trasformare le cose più semplici in poesia, senza alcuna apparente difficoltà.

Il norvegese Terje Nordgarden ha indubbiamente talento: a lui non servono molti ingredienti per costruire belle canzoni: una chitarra, due giri di tromba, un riff di banjo e soprattutto la sua voce, potente e maledettamente soul.

Molto curioso il suo percorso di vita: dopo aver studiato e approfondito i suoi studi musicali ad Oslo, si trasferisce a Bologna, dove inizia a farsi conoscere suonando nei piccoli locali, sviluppando la consapevolezza di fare della musica il proprio lavoro. Nordgarden viene presto notato dall’etichetta Stoutmusic, sotto la supervisione artistica di Paolo Benvegnù, che gli permette di registrare il primo album (“Terje Nordgarden”, 2003).

Nel 2004 Nordgarden torna a vivere in Norvegia, dove registra questo nuovo lavoro, interamente acustico. Si tratta di dieci canzoni molto eleganti, raffinate e nel tempo stesso incredibilmente semplici ed intense, dieci pezzi di vita raccontati in prima persona: solitudini, rancori, amori perduti , fughe solitarie e ritorni disillusi, il tutto rendendo omaggio un po’ a Nick Drake, un po’ a John Martyn, passando per Elliot Smith (a cui è dedicata la romantica “The Gift Of Song”).

Non si può non rimanere affascinati di fronte a questo nuovo lavoro di Terje Nordgarden, sia che ci si imbatta nella melodia ampia e solenne di “To the river”, nelle incursioni jazz di “Good Things Die”, nel folk-pop di “My Father The Sailor” o nei cori soul della title track “A Brighter Kind Of Blue”.

Dieci piccole gemme di spontaneità, classe ed eleganza: lo aspettiamo in Italia, dal vivo, dove pare che sappia evocare suggestioni ed emozioni come pochi altri!

M.L.

postato da: CIHO alle ore 14:17 | link | commenti | commenti
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